venerdì 30 ottobre 2009

DI RITORNO: prospettive di vita













Dopo lunghissima latitanza rieccomi. Chi di voi legge il blog di Silvia avrà avuto qualche sporadica notizia sul trascorrere della mia estate (fino alla fine di luglio) tra libri, giri in macchina e, dulcis in fundo, lavoro in azienda (agosto-metà settembre). Sono sfinito... Non per questioni fisiche, è la testa che non mi segue, riprendere a studiare si rivela più duro e faticoso di quanto pensassi!

Siena si sta svuotando e le facce conosciute sono sempre meno. Molti amici sono partiti, mete diverse (Francia, Inghilterra, Germania, Spagna, Portogallo e Turchia [addirittura!] ), ma motivazioni comuni: In Italia sembra non esserci futuro. Gli ultimi dieci-quindici anni per il settore umanistico sono stati assolutamente letali. Niente borse di dottorato, i pochi soldi ancora disponibili vengono destinati a quella che è considerata ricerca di serie A (settori scientifici, in particolare quello medico), e niente fondazioni private che finanzino i ricercatori. Noi siamo studiosi di serie B, il nostro lavoro per la maggior parte degli italiani vale meno di zero, basti pensare come si tratta il settore dei beni culturali in questo paese (Iacona con il suo “Presa Diretta” insegna).

La mancanza di prospettive è quella che induce moltissimi a levare le tende e spesso partire non è affatto indolore come favoleggiano molti. Partire comporta – oltre ai dispiaceri per quel poco di buono che si lascia – il serio rischio di faticare poi a reinserirsi in un paese in cui il merito è solo uno slogan politico.

In questo modo le vite si separano. Mi sono anche abituato a considerare quasi tutte le mie conoscenze come “di passaggio” nell'esistenza. Fortunatamente la mail sembra garantire almeno un minimo di continuità nei contatti altrimenti le poche buone amicizie del mio periodo universitario sarebbero già andate a farsi benedire.

L'estate è passata e con essa il rumore dei trattori, le bestemmie, i muggiti degli animali, l'arsura di fine giornata, il sole che scotta, l'odore di nafta e letame e tante altre cose più o meno piacevoli. Come al solito non ho niente di particolare da raccontarvi.

Sto riprendendo a studiare [ancora non “a regime”] ...Per ora viaggio con le ridotte, ma spero presto di ingranare e riprendermi. Per il resto leggo, mi documento e cerco di tirare su le impalcature della futura tesi con il miraggio di un dottorato all'orizzonte. Non mi lamento più di tanto perché so che siamo (almeno i miei coetanei) tutti nella stessa barca. Vedremo, non mi resta altro da fare che stringere i denti e studiare il più possibile.


A presto


PS

Un breve periodo di vacanza ottobrina mi ha visto vagare (su una FIAT "Panda" rossa) nella Bassa padana, più precisamente tra Bologna, Ferrara, Reggio e Cavriago.
La foto che allego è una prova eloquente.


Pubblicato da aldievel a 6.19 | 2 commenti  
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lunedì 6 luglio 2009

fa caldo!




























Sono stanco di rimanere recluso giornate intere nel bunker di Due Ponti a scrivere di poliziotti, ordine pubblico e ministri-sceriffo.
Il caldo è insopportabile e vorrei essere sotto questo cartello a godermi la frescura...
Tra una decina di giorni sarà tutto finito...Forse!

À bientôt
Pubblicato da aldievel a 3.09 | 7 commenti  
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mercoledì 24 giugno 2009

Quelli che partono e quelli che restano

Di passaggio tra un impegno e l'altro mi fermo per citarvi un passo del bel libro che ho appena finito di leggere. Ringrazio Marchino per avermelo regalato. Alla prossima!

Il fratello lo guardò scuotendo la testa. Gli occhi duri quanto la voce.
- No, Pierre. Non funziona cosí. C'è chi parte e c'è chi resta. Io sono di quelli che restano.
Nicola guardò entrambi, accomunandoli nella distanza che stava tracciando tra loro, ma si rivolse a Vittorio: - Non si può partire sempre. Non si può partire tutti. Qualcuno deve rimanere. Tu te ne sei andato in Jugoslavia, hai scelto di fare la rivoluzione là, dove i comunisti avevano vinto. Io sono rimasto qui, anche dopo il '48, quando i tempi si sono fatti duri, quando abbiamo dovuto rimboccarci le maniche e difendere la democrazia un centimetro alla volta, nelle fabbriche, nelle piazze. La nostra resistenza non è finita quando siamo scesi dalle montagne, continua anche adesso. E se non ci fossimo noi, se ce ne fossimo andati tutti come hai fatto tu, a quest'ora questo paese chissà cosa sarebbe. No, qualcuno deve rimanere al suo posto -.


Wu Ming, 54.

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sabato 13 giugno 2009

Con il morale a terra...

Eccomi di ritorno dopo una settimana di lavoro, non stressante come al solito, ma comunque intensa...La mia discesa era in programma principalmente per due motivi: dare un voto a quel che rimaneva dei vari brandelli di sinistra e stare un po' con Silvia. Se con la mia consorte sono stato benissimo, non si può dire che il risultato elettorale mi abbia dato soddisfazioni analoghe.

Ho bestemmiato sonoramente in piena notte di fronte alle prime proiezioni, ho bestemmiato in maniera schifa guardando i risultati riguardanti la provincia di Isernia (in cui fortunatamente non voto) e ho urlato come una scimmia satanica venendo a conoscenza, il giorno dopo, dei risultati delle comunali di Campobasso (dove pure non voto, ma che ho seguito con attenzione) che passa a destra (e con che razza di personaggi) dopo 15 anni di (quantomeno discusso) governo delle sinistre.
Cari miei pare che ci sia poco da stare allegri. Flop (ma che flop? Se il 35% della PDL è un flop significa che la sinistra non vincerà mai più) di “papi” a parte, le cose difficilmente sarebbero potute andare peggio. Non so voi, ma il solo pensiero di sentirmi chiedere i documenti dagli sceriffi sguinzagliati dalla Lega e bestie simili mi da i brividi.
Il mio conterraneo (Di Pietro) sembra essere il vero trionfatore di queste elezioni, ma per quanto non mi vada di criticarlo, non posso nemmeno dire di esserne contento. Di Pietro ha avuto il merito e la fortuna (e non è poco) di fare opposizione praticamente da solo e ha raccolto i frutti del lavoro svolto. Il PD si è deciso a mandare Veltroni in Africa con ritardo eccessivo e il “lupetto” Franceschini pur dando una svolta tangibile alla linea politica ha potuto fare poco per rialzare il morale della truppa.
Venendo alla “mia parte” (includendo nella “mia parte” Rifondazione come è giusto che sia), posso soltanto auspicare che la prossima volta si cerchi in tutti i modi un accordo e si vada tutti insieme. L'idea di avere due sinistre non mi piace e preferirei veder riproposto ad oltranza, anche a costo di perdere sempre, il vecchio progetto della Sinistra Arcobaleno. Non so voi cosa ne pensiate, ma credo che il “riunirsi” possa essere l'unica strada percorribile...

Politica a parte mi sto dedicando a qualche lettura in attesa di riprendere -da lunedì- lo studio e il lavoro di ricerca che sto facendo per un esame di storia contemporanea.
Ho appena finito di leggere Duri a Marsiglia di Giancarlo Fusco. Romanzo di rara freschezza di un autore eccessivamente trascurato dalla critica contemporanea. In lettura -e per ora mi sta piacendo abbastanza- c'è 54 uno dei capolavori del collettivo Wu Ming che mi è stato regalato per il compleanno dal mio coinquilino Marco. Vi dirò poi se mi è piaciuto.

Non ho molta voglia di scrivere né di parlare troppo delle mie faccende, questo è un post “svogliato” che annoia e non scorre (non che negli altri si assista a miracoli di stile) e di questo mi scuso (anche a rischio di diventare stucchevole -in proposito NêZ ha qualcosa da dire), ma la situazione politica mi deprime e mi angoscia alquanto. Di questo stress da politica e di questo paese in cui non ho mai creduto sono un tantino stanco.

Alla prossima miei prodi. Vi lascio con una citazione tratta da un articolo di Primo Levi che sembra quantomai attuale. La foto è per ricordare i 25 anni dalla scomparsa di una persona di cui oggi sentiamo piu che mai la mancanza: Enrico Berlinguer.

Ogni tempo ha il suo fascismo [...]. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine.

(P. Levi, Opere, I, Torino, Einaudi, 1997, p. 1187 cit. in P. Ginsborg, Berlusconi. Ambizioni patrimoniali in una democrazia mediatica, Torino, Einaudi, 2003, p. 3.)
Pubblicato da aldievel a 11.24 | 7 commenti  
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giovedì 4 giugno 2009

Io voto...

Rieccomi...

In questo periodo di assenza mi sono liberato di un po' di grattacapi. Ho un tantino di mal di testa ma avevo voglia di scrivere. D'altronde dopo un esame è sempre così: emicrania.
Sto sistemando le ultime cose per scendere a votare mentre le zanzare mi massacrano di pizzichi. Vorrei solo chiedergli perché mi dissanguano nel pomeriggio e non nella loro maledetta “ora del fiero pasto”.

La vita a Two Bridges prosegue nella consueta tranquillità...Certe volte mi sembra di essere vissuto in questa casa da sempre, la sento mia. Marc(hin)o è come un fratello e con Giuseppe (quando ci degna della sua onorevole presenza) i rapporti sono ottimi.
In questi ultimi tempi ci siamo abbuffati della ormai celeberrima granita di Silvia (divenuta rito collettivo) e ho rischiato seriamente-almeno due volte- di fare visita al creatore in preda a congestione.

Bischerate a parte, il logo che ho inserito indica chiaramente la mia imminente preferenza elettorale. Non ho voglia di polemizzare in nessun modo con i compagni (io do ancora un valore a questa parola per quanto possa essere desueta) che voteranno Rifondazione: a loro va tutto il mio appoggio (Rifondazione è stata sempre il mio unico riferimento elettorale). A lungo sono stato a tribolare sull'annosa questione: “chi votare?”. Le scelte erano due e le ho citate entrambe, ho scelto Sinistra e libertà perché sarei veramente contento di vedere riproposto un prototipo di sinistra unita, alternativa ai poli e sopratutto che faccia tesoro delle diverse e variopinte esperienze che la compongono.
Speriamo di farcela perchè la situazione è davvero d'emergenza.


Ho ascoltato con vaga noia le ultime gazzarre del nostro beneamato Premier (troie, cantanti, voli pagati dallo stato e party in Sardegna) e ho anche letto anche che altrove ci si dimette per un film porno... Quì invece non riesci a schiodarli neanche se li trovi con tre bagasce (ma ormai se le sono portate anche tra i banchi parlamentari: vedi il magico tridente che non nominerò perché tira aria di censura) e un etto della loro polvere magica.
Immagino che avrete letto abbastanza sui giornali e non starò ad annoiarvi con queste quisquilie.

Studiando per l'esame di storia del diritto ho trovato in Giustizia criminale, saggio di Mario Sbriccoli (M. SBRICCOLI, Giustizia Criminale, in M. FIORAVANTI (a cura di), Lo stato moderno in Europa. Istituzioni e diritto, Roma-Bari, Laterza, 2002, pp. 163-205.) un breve paragrafo davvero illuminante sulla criminalità e la giustizia ed è con questo che vi lascio.

A presto

Lo “Stato di sicurezza”

[…] Lo Stato sociale sta visibilmente evolvendo verso forme che si possono definire con l'espressione “Stato di sicurezza”, nelle quali assumono rilevante importanza vagues di opinione capaci di farsi orientare da pericoli creduti, molto più che da fatti dimostrati: egemonizzate da ceti che da tempo praticano una certa infastidita noncuranza per le regole e tuttavia ne reclamano l'inflessibile applicazione verso i capri espiatori del loro sentimento di insicurezza.

Quel che si può dire è che, al di là delle sue contraddizioni, la questione sicurezza è già al centro dell'attenzione delle politiche penali in molti paesi dell'Europa di oggi, e che per il suo potere di mescolarsi a ben altro non dovrebbe essere né trascurata né sottovalutata. Perché la sua possibilità di trasformarsi in un emergenza di grande portata sta tutta nel grado di cura tempestiva (precoce, ormai non si può più dire) a cui si sarà capaci di sottoporla. Si sa che essa si lega con questioni, altrettanto complesse, come quella dell'immigrazione, con l'esistenza di un serio disagio delle periferie e delle fasce non integrate del mondo giovanile urbano, con la caduta delle regole di convivenza d'antan,di cui si sente la mancanza dopo averne talora accelerato la scomparsa con stili di vita ispirati a modelli individualistici e consumistici resi egemoni dai mass media; nasce in gran parte nel senso di precarietà e apprensione per il futuro di ceti che perdono status sociale o che temono di perderlo; è facilitata da alcune dinamiche della vita urbana, quali l'anonimato, la creazione di un “mercato della sicurezza” fatto di assicurazioni e protezione privata, l'abbassamento della difesa dei beni da parte di chi li possiede, l'elevazione del loro valore per chi non li ha ed aspira ad averli; si radica nella coscienza del fatto che per certe aggressioni la vittima non ha praticamente difesa né dispone di una affidabile possibilità di rivalsa, perché le indagini di polizia e processo penale non sembrano strumenti adeguati e, sopratutto, disponibili.

Un lungo lavoro strategico sembra realisticamente la sola via praticabile. Un lavoro che sposti sulla criminalità diffusa una parte dell'attenzione storicamente rivolta altrove, affrontando, tra le altre cose, con politiche di controllo e legalizzazione, gli esiti criminogeni del proibizionismo in materia di sostanze stupefacenti e i nuovi allarmanti profili assunti dal fenomeno prostituzione. Un lavoro lungimirante che riorganizzi la presenza dei tutori dell'ordine nelle città, che impianti meccanismi di riparazione del danno e procedure di mediazione tra aggressore e vittima, che coinvolga i mezzi di comunicazione in un opera di razionalità informativa, dissuadendoli dall'attuale funzione di allarme a intermittenza e dall'opera di cattiva informazione che nasce dalle enfasi, dalle metafore belliche, dai toni parossistici con cui la stampa in particolare tende a presentare episodi che sono nient'altro che ordinaria criminalità diffusa.

Un lungo lavoro, comme toujours. La fuoriuscita dalla vendetta non è, da secoli, impresa da poco.
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mercoledì 27 maggio 2009

El Eternauta

























Salve!

Stanotte come pausa dallo studio mi sono concesso la lettura di questa splendida storia scritta da Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López. Consiglio a tutti di leggerla, potete trovarla con buona probabilità in qualsiasi biblioteca fornita (Io ho letto la versione pubblicata da Repubblica, l'ho presa in prestito dalla biblioteca comunale quì a Siena).
Per il resto tutto bene. Tra meno di dieci giorni scenderò giù per votare. A presto.

Un saluto a tutti...
Pubblicato da aldievel a 5.07 | 7 commenti  
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giovedì 21 maggio 2009

Si ricomincia

Salve popolo.

Sono seduto in biblioteca...Ormai manca meno di un'ora alla chiusura e ho deciso di dedicare un po' di tempo al nuovo blog.
Lo so, sono sempre altrove, ne sono consapevole, infatti il mio nuovo pastrocchio digitale si chiama proprio La mia vita fuori dal blog (devo l'idea ad Indierocker e a Silvia che me l'ha riproposta). Non avevo voglia di continuare a scrivere dall'altra parte, in primis perchè ero stanco dei due anni lassù e poi -soprattutto- perché Elvio ci scriveva sempre: anche una stupidaggine come il blog non sarà la stessa senza la sua presenza.

Sto studiando, ho una sessione ingolfata come solo io pirla so fare. In questo mese è mezzo sono riuscito a studiare sopratutto grazie alla compagnia e all'affetto di Silvia: ero troppo turbato per combinare qualcosa di buono stando da solo. Ora va meglio, a parte i momenti di tristezza ciclici, le cose sembrano mettersi bene almeno dal punto universitario.
Il resto (intendo quello che sta succedendo in giro) è una grande porcata, ma avrò modo di parlarne in altri momenti, per ora ho voglia soltanto di inaugurare il blog. In questi giorni tenterò -pian piano- di ripristinare tutti i link che avevo sul vecchio diario di bordo (se dimentico qualcuno avvisatemi). Si ricomincia...



Pubblicato da aldievel a 9.30 | 12 commenti  
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